«Il 2018 è stato definito, dal Clusit, l’anno peggiore relativamente alla
sicurezza cibernetica, così costantemente esposta a minacce da
configurare una sorta di cyber-guerriglia permanente. E se nel settore
 pubblico in generale gli attacchi sono cresciuti nell’ultimo anno del 41%, in
ambito sanitario l’incremento ha toccato l’acme del 99% rispetto all’anno
precedente, con effetti tanto più gravi che in altri settori perché 
l’alterazione dei dati sanitari può determinare errori diagnostici o terapeutici. La carente sicurezza dei dati e dei sistemi che li ospitano può rappresentare, in altri termini, una causa di malasanità. La violazione delle regole essenziali di protezione dati può avere effetti deleteri nei processi medici, tanto più gravi ove quei processi incidano su aspetti qualificanti l’esistenza individuale: la nascita, la morte, la genitorialità. Specularmente, la protezione dei dati è un fattore determinante di efficienza sanitaria, funzionale anche alla correttezza del processo analitico fondato su big data. Dall’esattezza dei dati utilizzati nel processo algoritmico dipende, infatti, l’“intelligenza” delle loro scelte, che tanto più in ambito diagnostico non possono tollerare errori».
Lo ha affermato il presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro nel suo discorso in occasione della presentazione della Relazione sull’attività svolta nel 2018.

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