Le nuove tecnologie di messaggistica istantanea stanno riscuotendo un importante successo anche in campo medico. WhatsApp, prima fra tutte, è diventata l’app di comunicazione tra medico e paziente più utilizzata.
Così i sintomi, i referti delle analisi e la diagnosi viaggiano da uno smartphone all’altro, semplificando la comunicazione, azzerando la burocrazia e spesso azzerando la coda. Ma c’è un problema.

I dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati (Gdpr) in vigore da maggio 2018.
Il problema quindi non è il suo utilizzo ma il trattamento dei dati in circolo, come ricorda Bernadette John nell’articolo “Are you ready for general data protection regulation?” pubblicato sul British Medical Journal: “I dottori non possono utilizzare WhatsApp senza entrare in contrasto con il Gdpr. Essendo sempre maggiore il numero di medici che usa questo strumento di comunicazione si consiglia lo sviluppo di app di messaggistica istantanea appositamente dedicate“.

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