Ai medici, soprattutto a quelli bresciani, piace fare squadra. Lo riporta il Corriere della Sera (sabato 30/09/2017), in un pezzo firmato da Matteo Trebeschi: “Se a Milano solo un medico di famiglia su tre lavora insieme ad altri colleghi, nel territorio dell’Ats di Brescia il rapporto è ribaltato: due camici bianchi su tre (65%) sono organizzati in forma associata. Stesso discorso per i pediatri (+60%). Che si tratti di medicina di gruppo (stessa sede) o di medicina in rete (collegati tra loro, a distanza), gli ultimi numeri parlano di 476 medici di famiglia (su 727) che operano in forma «associata»”.

I vantaggi sono bidirezionali: per i pazienti, che hanno a disposizione più servizi e per un lasso di ore più esteso, e per i medici, che godono degli sgravi regionali. Infatti, con l’adesione alla cosiddetta quota «B», negli ultimi anni la Regione ha riconosciuto un incentivo a chi sceglieva di lavorare in maniera associata garantendo un 20% di ore in più di ambulatorio. Ciò ha portato senza dubbio all’aumento di queste forme di collaborazione, apprezzate anche per alleviare un’altra questione spinosa del sistema sanitario: i cronici, che rappresentano il 30% della popolazione, ma assorbono il 70% del budget sanitario e sono i frequentatori più assidui degli ambulatori. Il Pirellone ha concentrato su tale categoria buona parte della riforma sanitaria, anche per ridurre l’accesso indiscriminato nelle strutture di emergenza e criticità, quali pronto soccorsi e ospedali.

Ma il lavoro di squadra e lo spirito di gruppo non possono fare miracoli se non sono supportati dalla tecnologia: “Spesso – riportano i medici che abbiamo intervistato nei nostri numerosi colloqui conoscitivi – il problema è la mancanza di una piattaforma dedicata per scambiarci informazioni relative ai casi clinici comuni, soprattutto se, per esigenze tecniche o organizzative, devono passare da una mano all’altra. Mail e social network non sono strumenti agevoli, perché implicano troppi passaggi e possono violare la privacy”.

A questo tipo di esigenze abbiamo cercato di rispondere con InEquipe, non solo uno spazio di studio e ricerca, ma anche e prima di tutto uno strumento di comunicazione per medici, utilizzabile sia dai singoli professionisti sia da equipe e strutture sanitarie complesse per agevolare il flusso di dati interno.

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