Notifica di Facebook. Una nuova richiesta di amicizia. Mittente: sconosciuto. Elimina richiesta.
A quanti è capitato di trovarsi in una situazione simile? E a quanti, invece, di essere dall’altra parte, cioè nei panni di chi, anche senza aver mai parlato con una persona, le chiede l’amicizia sui social network per accrescere la sua rete di contatti?
“Buonasera signor Rossi (cognome di fantasia, ndr), rifiuto la sua richiesta di amicizia, perché per scelta preferisco entrare in contatto su Facebook solo con persone con cui sono amica nella vita reale. Grazie comunque, buona serata”.
E’ solo un esempio (vero) di cortese rifiuto nell’era dei social, ma è bene forse analizzare la questione più nel dettaglio. Punto uno: l’espressione “vita reale”. Siamo davvero sicuri che le piattaforme digitali siano qualcosa di altro rispetto alla quotidianità “materiale”? Contrapporre il “reale” al “virtuale”, separare cioè che è off da ciò che è online, comporta un pericolo non indifferente: dare troppo poco peso alle azioni sul web, illudersi che esse non abbiano conseguenze su se stessi e sulle altre persone. I più recenti episodi di cyberbullismo, ma anche i casi di querela in seguito a post e articoli online, raccontano, evidentemente, un’altra storia. Non sono però i soli ambiti su cui soffermarsi. La privacy, per esempio, è diventata e si candida a essere sempre più importante nella comunicazione telematica. E qui veniamo al secondo punto cruciale: è, a prescindere, sbagliato chiedere di entrare in contatto con persone sconosciute o forse è inopportuno farlo su determinate piattaforme? Provate solo a immaginare se la stessa richiesta di amicizia, alla signora sopracitata, fosse arrivata su Linkedin e non su Facebook: avrebbe scaturito la stessa reazione? Evidentemente no, perché il primo, a differenza del secondo, è un network pensato appositamente per entrare in contatto con persone sconosciute e instaurare legami professionali. Ecco quindi lo spirito di fondo: nell’era del 4.0, le relazioni si mantengono attraverso forme di comunicazione ibrida, tanto on quanto offline, e il futuro della rete va nella direzione della specializzazione, non solo delle professioni, ma anche degli ambienti sociali in cui esse interagiscono.

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