Spuntano come funghi e muoiono altrettanto velocemente.

Sono tante, apparentemente tutte utili, eppure poco usate. Perché le App medico-sanitarie non hanno sfondato il muro del suono? Per capirlo è bene osservare il panorama in cui esse si collocano.

Ci sono due diversi modi di concepire l’innovazione digitale nel campo della salute. Il primo è finalizzato al guadagno immediato (spesso discutibile) e si rivolge a chi considera l’applicazione una semplice scorciatoia per evitare la fila dal dottore, il pagamento di uno specialista o anche solo l’utilizzo del buon senso. Si tratta di App che si rivolgono solitamente ai pazienti, più propensi ad accettare la “medicina fai da te”. Non solo browser per cercare specialisti, ma anche programmi di fitness, monitoraggio delle funzioni vitali e altri aspetti spesso molto intimi.

Se da un lato è stata rilevata la scarsa efficacia di questa categoria di App, quasi mai validate a livello medico (solo il 28% delle aziende sviluppatrici opera nell’area medico sanitaria, mentre il 51% è rappresentato da industrie hi-tech e da operatori senza alcuna esperienza pregressa nel campo), dall’altro lato sono gli stessi utenti a disaffezionarsi in breve tempo. Di solito si tratta di applicazioni che vengono scaricate per curiosità e poi utilizzate per brevi periodi o addirittura mai.

Il secondo modo di concepire la mhealth proietta la tecnologia in un’orbita più ampia e punta non tanto al profitto hic et nunc, quanto al miglioramento qualitativo della sanità sul lungo periodo. Da questo punto di vista, la mhealth non è (solo) un mercato, ma (soprattutto) uno spazio di crescita e si rivolge in primis ai medici, dando loro gli strumenti per accrescere competenze ed esperienza attraverso la condivisione.

Noi di InEquipe abbiamo scelto la seconda via, e voi?

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.