“Purtroppo non abbiamo tempo di spiegarvi nei dettagli, perché tra pochi minuti vostro figlio rischia di essere morto. Ma se ci date l’autorizzazione vogliamo provare a salvarlo con una tecnica che i manuali di medicina sconsigliano”.

Voi che cosa rispondereste? Ma soprattutto, voi medici, avreste il coraggio di farlo?

La storia di Paolo Caldara, 21enne bergamasco colpito al torace da un masso e salvato dai medici che l’hanno attaccato all’Ecmo, è stata raccontata nei giorni scorsi dal Corriere della Sera.

«Le linee guida internazionali dicono che questo trattamento non va utilizzato in caso di emorragia perché può portare alla morte del paziente — spiega Luca Lorini, a capo del dipartimento d’Emergenza-Urgenza del Papa Giovanni XXIII di Bergamo —. Per fare funzionare al meglio l’Ecmo, infatti, bisogna somministrare un farmaco che si chiama eparina e serve per rendere il sangue fluido e non rischiare trombosi. In questa situazione non potevamo farlo perché Paolo, già sanguinante, sarebbe morto. Allora abbiamo infranto le regole. Siamo andati avanti per dieci giorni, cercando di capire di ora in ora che cosa stava avvenendo. Non esistono casi simili in letteratura».

Oggi Paolo è fuori pericolo e sta affrontando la fase di riabilitazione. Solo azzardo e fortuna? Non esattamente. La storia è segnata da diversi casi in cui il genio dei singoli professionisti scardina le regole canoniche e determina una progressione nelle cure. Sebbene sia un tema da affrontare con le dovute precauzioni, è necessario riflettere sulle sperimentazioni cliniche che riguardano un solo paziente e rappresentano spesso una svolta fondamentale nelle terapie. Va da sé che il medico debba essere sempre guidato da etica e professionalità, ma cosa potrebbe accadere se casi come questo fossero impressi nella letteratura scientifica e resi accessibili in modo più agevole e interattivo? Se cioè, per esempio, un medico potesse mettersi direttamente in contatto con Lorini e confrontarsi con lui? InEquipe è uno strumento pensato anche per questa funzione, per essere cioè archivio di casi clinici a portata di mano, più veloce da consultare di un’enciclopedia e con il vantaggio di poter contattare l’autore del singolo caso.

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