AAA medici cercansi. Una “razza” in via d’estinzione? Dopo i ripetuti allarmi sulla carenza dei medici di famiglia e quelli lanciati dalle singole società scientifiche – dai cardiologi ai geriatri – preoccupati per la mancanza di ricambio generazionale, i numeri forniti dall’Anaao Assomed mettono in luce come, a passarsela male in un futuro abbastanza prossimo, saranno ben dieci specialità. Carlo Palermo, vice segretario nazionale Anaao Assomed, ha annunciato a Adnkronos Salute che: “Per quanto riguarda gli specialisti, nei prossimi cinque anni (2018/2022) usciranno dal Ssn per pensionamento circa 30.000 medici ospedalieri, cui sono da aggiungere ulteriori 5000 specialisti tra universitari e ambulatoriali convenzionati”. Secondo Palermo, le specialità più carenti saranno pediatria, chirurgia, ginecologia, medicina interna, cardiologia e ortopedia. Le conseguenze sul sistema delle cure potrebbero essere drammatiche, soprattutto nelle aree periferiche, con la chiusura di numerosi reparti, in particolare punti nascita, se non di interi piccoli ospedali posti in zone disagiate, dove, ad oggi, tali strutture a rischio rappresentano l’unico presidio sanitario.
Sono 5.189 i pediatri che entro il 2023 raggiungeranno i requisiti per andare in pensione, quasi il doppio dei 2.900 nuovi contratti di formazione specialistica previsti. E poiché purtroppo la matematica non è un’opinione, ne mancheranno all’appello circa 2.289. Allarmanti anche i dati degli igienisti: 4.006 andranno in pensione, ne arriveranno 1.400 e la carenza stimata è dunque di 2.606 posti. Quanto ai cardiologi, sono 3.615 i pensionamenti in calendario, contro una formazione di 2.480 nuove leve e quindi la carenza di 1.135 professionisti. Poco meno dei chirurghi generali: 4.054 appenderanno il camice al chiodo e, con 2.710 new entry, le assenze saranno 1.344. Altro dato allarmante quello di ginecologia: tra addii (3.674) e ingressi (2160), il saldo negativo è pari a 1514. Non va meglio a psichiatria, in cui il turnover previsto è di meno 2.482 “anziani” e più 1820 “novelli”. Risultato: un buco di 662 specialisti. Quanto a medicina interna, la differenza tra pensionati (2804) e neospecialisti (2280) è pari a -524, mentre per ortopedia, urologia e geriatria le carenze stimate sono rispettivamente pari a 182, 143 e 142 medici.
L’Italia fa i conti con dottori sempre più anziani, che spesso si trovano a lasciare senza aver trasmesso il loro sapere alle nuove generazioni. Una delle prime motivazioni è per molti l’ingresso a numero chiuso nelle facoltà di medicina, a cui non di rado consegue la fuga di cervelli verso l’estero. La carenza di medici specialisti rischia di pesare duramente sull’assistenza sanitaria ai cittadini, con una riduzione del personale e di conseguenza dei posti letto. La stima prevista da Anaao Assomed arriva a 40.000 posti letto in meno, portando il rapporto al di sotto del 2,5 per mille abitanti. Cosa che collocherebbe l’Italia all’ultimo posto in Europa. C’è poi la questione degli ambulatori e delle cure per malati cronici: negli ospedali si dovranno concentrare le attività sui pazienti ricoverati e verranno così a mancare il personale e gli orari necessari per mantenere aperte le altre attività diagnostiche e cliniche solo diurne.

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