Un ponte umanitario fino al Senegal.

A metterne le basi sono stati quattro bresciani che quasi un anno fa si sono recati nell’ospedale di Kanel per effettuare un sopralluogo sulla struttura e verificare che ci fossero le condizioni per dare vita a una collaborazione con l’Italia. L’equipe medico-infermieristica, costituita dalla dottoressa Marlene Alberti, il dottor Giampaolo Bertoloni e gli infermieri Alessandro Bussi e Maria Grazia Cavesti, è nata dall’associazione Noha (Network organization and health association) e collabora con Unicef Brescia.

Da sinistra: Bussi, Alberti, Prandini, Merici alla presentazione della missione in Senegal

 

A Kanel c’è un ospedale dotato di quasi tutto il necessario e costruito secondo criteri occidentali: un pronto soccorso, un reparto di degenza, uno di radiologia e uno di maternità, due sale operatorie complete e un laboratorio per le analisi chimico-fisiche. Manca però il personale. Per questo è stato messo in cantiere il progetto di una missione sanitaria, coinvolgendo medici, infermieri e personale italiano. Tutti gli operatori del settore medico possono dare il loro contributo, svolgendo un periodo di volontariato all’ospedale di Kanel.

Lì saranno guidati da professionisti locali, che seguiranno i pazienti prima e dopo le operazioni. L’idea di Noha è creare équipe a rotazione che si alternino ogni 3-5 settimane: servono soprattutto chirurghi, ortopedici, ginecologi e urologi.

Non mancano però le criticità: il tragitto dall’aeroporto internazionale di Dakar è di 600 km, da percorrere su strade e con auto di fortuna; la lavanderia e la sterilizzatrice dell’ospedale non sono funzionanti e vanno sostituite o riparate; ad oggi non c’è una struttura dove possano alloggiare medici e infermieri italiani. Per questo l’associazione ha chiesto aiuto all’Unicef e alle autorità locali, che hanno promesso di supportare la costruzione di una “casa dei volontari”.

Per rendere possibile tutto questo serve anche un contributo esterno, dato che la somma necessaria solo per gli alloggi è di 40.000 euro, a cui si aggiungono 60.000 euro per tutto il resto; a tale scopo Noha e Unicef Brescia organizzano eventi per raccogliere fondi. Una storia che vogliamo raccontare in coerenza con la nostra vocazione all’internazionalità e alla condivisione, non solo del sapere, ma anche delle risorse, per aumentare ovunque la qualità della cura e quindi della vita.

Chiara Daffini
Editor InEquipe

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