Pubblichiamo di seguito parte dell’avviso inviato dalla piattaforma LinkedIn ai suoi utenti. Il
famoso social network professionale ha infatti rinnovato le condizioni della privacy in
ottemperanza al nuovo Regolamento europeo. Leggendo attentamente la comunicazione,
tuttavia, a noi sono sorti alcuni dubbi.
Gentile utente,
stiamo aggiornando le nostre Condizioni di servizio e qui puoi trovare una panoramica
su alcune delle novità. Queste modifiche si ripercuotono sul Contratto di licenza,
sull’Informativa sulla privacy, sull’Informativa sui cookie e sull’Informativa sulla
community professionale, ed entreranno in vigore l’8 maggio 2018.

L’Informativa sulla community è stata aggiornata per garantire che LinkedIn resti una
piattaforma dove le persone si comportano in maniera professionale. Basata sulle
collaudate linee guida per la nostra community, l’informativa incoraggia le discussioni
che possono aiutare i nostri utenti a essere più produttivi e a raggiungere i propri
obiettivi.

In tutti questi cambiamenti, la tua privacy è sempre al primo posto. Ora rispettiamo i
severi standard introdotti dall’Unione Europea con il nuovo regolamento generale sulla
protezione dei dati (GDPR), che entrerà in vigore nel mese di maggio. Le novità
andranno a vantaggio degli utenti di LinkedIn in tutto il mondo. Per saperne di più, visita
il nostro Centro assistenza GDPR.
Se per qualsiasi motivo non sei d’accordo con le nuove condizioni e preferisci
chiudere il tuo account, anziché rinunciare a funzionalità specifiche, puoi farlo
liberamente.
Grazie di essere un utente LinkedIn,
Sara Harrington, Vice presidente del dipartimento legale di LinkedIn
Se prima non venivano rispettati determinati standard (quali non è specificato), che ne è stato
finora dei dati degli utenti LinkedIn?
E ancora: se la piattaforma ha dovuto modificare le proprie condizioni di licenza per
adeguarsi al Gdpr significa che prima qualcosa non andava? Che cosa?
Infine: perché mai un utente non dovrebbe essere d’accordo con le nuove condizioni, tanto da
chiudere il suo account e rinunciare alla rete di conoscenze costruita grazie a esso?
Non abbiamo risposte chiare a tali quesiti, ma l’episodio ci ha portati a riflettere su come la
nostra applicazione, Inequipe, fosse stata pensata e realizzata in linea con il Gdpr ancora
prima che esso venisse alla luce: non è una legge che deve portare i ceo delle società digitali a
mettere in primo piano la privacy, sono i valori che li guidano nell’ideazione di contenuti e
servizi per la società.

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