Ogni anno il copione è lo stesso: i pronto soccorso debordano pazienti, gli ospedali vanno in tilt, i media urlano alla mala sanità, la guardia medica impazzisce e i medici di famiglia sono accusati di chiudere per ferie. Accade con il picco influenzale, tra inizio e metà gennaio, nelle festività e nella sequenza dei ponti primaverili, estivi e autunnali.

E’ allarme medici di base: “Se il governo e le regioni non assumono provvedimenti che muovono dall’insufficiente programmazione attuale, i medici di medicina generale spariranno – afferma il segretario nazionale Fimmg Silvestro Scotti -. Ne formiamo 800 all’anno, ma nei prossimi sei anni ne andranno in pensione ottomila”. Entro il 2023 circa 21.700 medici di famiglia italiani poseranno i camici e con l’attuale sistema per l’assegnazione dei posti da medici di base si farà fatica a sostituirli: potrebbero essercene 16.000 in meno rispetto al numero considerato necessario. Lo dicono i dati dell’Enpam, l’ente nazionale di previdenza per i medici e gli odontoiatri.

Secondo le stime, e considerando che il numero medio di pazienti per ogni medico di famiglia è circa 1.200, nel 2023 un italiano su tre potrebbe rimanere senza medico di base. Le regioni in cui andranno in pensione più medici sono la Lombardia (2.776), il Veneto (1.600) e il Piemonte (1.173). La categoria, nel nostro Paese, è già oggi poco numerosa: in Italia ci sono 88,9 medici di base ogni 100.000 abitanti, non la nazione europea che ne ha meno, secondo Eurostat, ma comunque molto sotto Irlanda (234,8 medici di base ogni 100mila abitanti), Germania (167,4) e Francia (155,5).

Eppure, se si considera il numero totale di medici, siamo il secondo Paese dell’Unione Europea dopo la Germania, ma il 49 % dei nostri camici bianchi ha più di 55 anni. Il motivo per cui ci troviamo in questa situazione è legato soprattutto al modo in cui si diventa medici di medicina generale: il corso triennale di formazione prevede una borsa di studio di circa 800 euro mensili, molto meno rispetto alla retribuzione delle specialistiche. Il numero di posti disponibili nei corsi varia da regione a regione (per l’Emilia Romagna nel 20116 erano 70, per esempio) e in tutta Italia non è maggiore di 900-1.000 all’anno.

I medici di base che invece vanno in pensione ogni anno sono circa 3.000: sembra quindi impossibile mantenere costante il numero in servizio, tenendo anche conto che alcuni medici che iniziano il corso post-laurea lo abbandonano prima di terminarlo (più o meno il 10%). Per questa ragione, secondo il presidente dell’Enpam Alberto Olivetibisogna aumentare i posti nelle scuole post-laurea di medicina generale”. Eppure le diverse graduatorie regionali dicono che ci sono moltissime persone pronte a rimpiazzare i medici di base che vanno in pensione, “ma nella realtà non è così – ha spiegato Carlo Curatola, segretario del Settore Continuità Assistenziale Fimmg di Modena -: solo il 40 per cento dei professionisti in graduatoria è davvero interessato a diventare medico di base. Gli altri fanno già i medici di base o hanno uno studio specialistico, ma restano nelle graduatorie per sicurezza, nel caso in futuro abbiano bisogno di cambiare lavoro. Grazie alla loro esperienza e al lavoro che svolgono, la loro posizione nelle graduatorie è più alta rispetto a quella dei medici giovani e la loro presenza maschera il reale bisogno di formarne di nuovi”.

Chiara Daffini
Editor InEquipe

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