“Mi spiace per gli abusi effettuati sugli account degli utenti di Facebook”. Così Mark Zuckerberg ha scandito le sue scuse in apertura dell’audizione alla commissione congiunta Giustizia e Commercio del Senato Usa, il 10 aprile. “E’ adesso chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per prevenire che questi strumenti venissero male utilizzati”, ha aggiunto il fondatore di Facebook. “E’ stato un grande errore, mi dispiace. E’ stato chiaramente un errore credere a Cambridge Analytica quando dissero che avevano smesso di utilizzare impropriamente i dati degli utenti, non avremmo dovuto fidarci soltanto della loro parola”. Tra le domande poste a Zuckerberg, una riguardava il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’Unione Europea, un insieme di regole che Facebook deve rispettare nei paesi europei e che stabiliscono come debbano essere raccolti e cancellati su richiesta i dati degli utenti: sono regole molto più rigide e complete di quelle che ci sono negli Stati Uniti. Il deputato Democratico del Texas Gene Green ha chiesto se Facebook si atterrà agli stessi principi richiesti dal GDPR per la protezione della privacy anche per gli utenti americani. Zuckerberg ha risposto di sì, ma a una successiva domanda sullo stesso tema, posta dalla deputata democratica dell’Illinois Janice Schakowsky, è stato meno chiaro e non si è ben capito quante delle richieste del GDPR saranno soddisfatte anche negli Usa.
Anche nella seconda audizione al Congresso, che si è svolta il giorno successivo, il patron di Facebook ha dovuto rispondere a domande sulla privacy e sul Gdpr. In questa occasione, tuttavia, il fondatore del social si è trovato in maggiore difficoltà. Se nella prima audizione i senatori si sono limitati a cercare di capire il funzionamento di Facebook, con Zuckerberg piuttosto a suo agio, nella seconda giornata i parlamentari hanno cercato di entrare più a fondo nel modello di crescita del social e della privacy degli utenti. Zuckerberg ha dovuto ammettere che: “Giunti al momento attuale, è inevitabile dare delle regole all’economia di Internet e all’uso dei dati personali”. E ancora: “Le regole servono, sono disposto a delle regole, a patto che non limitino il business delle aziende e quello delle nuove startup”. Il ceo di Facebook ha inoltre detto di appoggiare il Gdpr dell’Ue e ha annunciato: “Lo estenderemo in tutto il mondo”. Una notizia cominciata a circolare la scorsa settimana sulle riviste di settore, ma che ha trovato in quella sede una conferma diretta: “Quello che apprezzo del Gdpr – ha detto Zuckerberg – è che consente agli utenti di essere sempre in controllo dei dati che condividono con le aziende, di cosa viene fatto con quei dati ed eventualmente di cancellarli. Ci sarà anche un consenso speciale per quello che riguarda le tecnologie del riconoscimento facciale degli utenti”. Il modello diventa quindi il Gdpr, il General data protection regulation che entrerà in vigore in Europa dal prossimo mese e i veri vincitori dell’audizione sono, in ultima analisi, i legislatori europei.

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