Quando parliamo di salute, la comunicazione diventa inevitabilmente delicata. I dati sanitari sono infatti considerati “dati sensibili” dalla normativa sulla privacy e a ciò si aggiunge la questione digitale: è fondamentale ricordare che le interazioni digitali possono assumere un rilievo giuridico, anche quando sembrano banali e innocenti. Da un semplice “mi piace” (che può invero costituire apprezzamento a un contenuto altrui che potrebbe essere illecito, come nel caso di parole diffamatorie o di immagini lesive della dignità di una terza parte) a commenti che possono superare i limiti del diritto alla libera manifestazione del pensiero. Il caso più delicato è però legato alla condivisione di contenuti: quali, in ambito sanitario, possiamo veicolare senza rischiare di ledere diritti altrui? Difficile stabilirlo a priori, visto che la legislazione in tale ambito è ancora poco definita. Certo è che le conseguenze, amministrative e penali, possono essere invece molto concrete.

Una particolare cautela deve essere adoperata, ad esempio, per ciò che concerne le immagini relative all’esercizio della professione medica, per cui non possono essere acquisite senza consenso o comunque in contrasto con le regolamentazioni previste nella struttura in cui si opera e facendo attenzione a non rivelare dati sanitari in tali casi. Le criticità più elevante si hanno quando la struttura sanitaria o il medico utilizzano il social network per farsi pubblicità, quando il medico si serve del social network per comunicazioni di servizio o per ragioni personali che coinvolgono le attività della propria professione e quando infine gli utenti delle strutture sanitarie coinvolgono i medici/sanitari in servizio. Per tali ragioni, sempre più le strutture sanitarie stanno adottando regolamenti specifici in tema di privacy che coinvolgono non solo il personale sanitario ma anche gli utenti delle strutture stesse.

Infatti la comunicazione sui social network ha profonde conseguenze nell’ambito del rapporto di lavoro, dal momento che talune condotte potrebbero risultare illecite: ad esempio, affermazioni che possono ledere l’onore o la reputazione professionale del proprio datore di lavoro o dei pazienti. Di qui, ove dette condotte vengano lecitamente conosciute dal datore medesimo, la possibilità di irrogazione di sanzioni disciplinari che, nei casi più gravi, possono giungere sino al licenziamento. In ogni caso, gli obblighi del lavoratore (come la diligenza, l’obbedienza e la fedeltà) non vengono meno sul web: tutt’altro.

Social network: pericolo o risorsa? Per i camici bianchi e per le aziende sanitarie senza dubbio entrambi. Per non rinunciare ai vantaggi in nome dei rischi basta affidarsi a piattaforme sicure e regolamentate, canali di comunicazione non ibrida: il professionale, anche sul web, deve restare ben separato dal personale.

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