Abbiamo intervistato un medico bresciano per sapere qual è il suo rapporto con la rete e quanto la ritiene uno strumento congeniale alla professione sanitaria.

Usa spesso i Social Network per questioni lavorative? Se sì, si sente sicura nel farlo?
Per lavoro uso solo Google (come motore di ricerca) e e-mail (Libero e Gmail), mai social come Facebook o affini, cui peraltro non sono nemmeno iscritta. Credo infatti che i gruppi Facebook non siano spazi sicuri per parlare di questioni mediche e non condividerei mai, per esempio, la foto di un caso clinico su Instagram. Uso Whatsapp, ma non mi piacciono le chat di gruppo, nemmeno quelle tra colleghi, che ritengo inefficaci, sebbene penso sia indispensabile comunicare con loro in tempo reale.

Quali aspetti La preoccupano maggiormente dell’utilizzo dei Social Network in ambito professionale?
La scarsa selezione dei partecipanti a eventuali chat e il poco controllo sulla qualità e diffusione delle informazioni scientifiche

Quali contenuti sarebbe utile condividere con altri medici e quali, invece, ritiene impubblicabili sul web?
Sarebbero utili la discussione e il confronto su casi complessi, ma, anche se fatto in forma anonima, diventa fondamentale assicurare che il dibattito sia limitato ai professionisti.

Ha mai evitato di scrivere sui Social Network del suo lavoro per paura di avere problemi legali o con l’azienda sanitaria in cui opera?
Sì.

Ritiene più importante il diritto alla privacy o la condivisione del sapere ai fini della ricerca?
Entrambe ugualmente importanti, la condivisione deve passare sempre attraverso il consenso del paziente.

Che cosa manca, a Suo parere, nei Social Network per essere strumenti sicuri di condivisione?
Persone competenti che valutino il contenuto che viene condiviso.

Crede che le nuove tecnologie e i Social Network stiano cambiando o cambieranno il mondo della sanità e il modo di fare medicina?
Credo che da un lato stiano facilitando il confronto a distanza e l’informazione, ma dall’altro stiano mettendo in secondo piano l’importanza del contatto col paziente e del confronto diretto tra colleghi.

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