Dottor Google e professoressa Wikipedia. Si stava davvero meglio quando si stava peggio? Chissà.

Certo è che le nuove tecnologie della comunicazione sono un’arma a doppio taglio per il mondo della sanità. Se da un lato consentono contatti immediati e mettono a disposizione un mare di informazioni, dall’altro creano l’illusione di essere tutti esperti. Un pericolo per la salute, soprattutto quando viene meno il rapporto diretto tra medico e paziente.

Un mal di testa che persiste? Si cerca sul web “mal di testa cause”. Prurito o macchie insolite? Con una fotografia postata sui social si potranno avere diversi pareri, non solo da medici, ma anche da parrucchieri, ingegneri, ventriloqui e fornai. No, non si stava meglio quando si stava peggio, ma si può stare meglio di così. Medicina e tecnologia non fanno a pugni, anzi.

L’intelligenza artificiale, per esempio, si candida ad assumere un ruolo decisivo nell’ottimizzazione delle risorse. Niente paura: i robot non sostituiranno i medici, ma potranno divenire loro alleati, svolgendo quelle mansioni secondarie che rubano tempo ed energie ai professionisti. Allo stesso modo, l’ehealth non va demonizzata, ma considerata nella sua radice semantica: sanità elettronica, non cultura popolare elettronica. Restano i medici gli unici depositari del sapere sulla cura e a loro vanno riservati strumenti esclusivi per incrementarne la conoscenza e la qualità delle prestazioni.

InEquipe si sviluppa in quest’ottica, creando un ambiente riservato e altamente specialistico per lo studio, la condivisione e i report dei casi clinici.

Chiara Daffini
Editor InEquipe

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