Nel settore della sanità è auspicabile, anzi necessario, che l’innovazione tecnologica e organizzativa sia sempre all’avanguardia. I sistemi gestionali richiedono interventi importanti, insieme a una profonda innovazione manageriale. In un quadro di cambiamento strutturale dove vengono messi in discussione e ridefiniti il ruolo e le responsabilità degli enti locali, le modalità di intervento delle regioni e il contributo di nuove forme di governo della domanda, la risposta non può derivare solo da nuovi provvedimenti legislativi. Occorre soprattutto una nuova cultura, in cui le competenze digitali siano una componente essenziale delle conoscenze sanitarie, consentendo a tutto il personale di acquisire nuove abilità d’uso delle varie tecnologie, a livello sia operativo sia professionale, anche al fine di migliorare le potenzialità diagnostiche, terapeutiche e di assistenza a distanza. Ciò può avvenire non solo grazie all’introduzione delle varie tecniche di telemedicina e di intelligenza artificiale, ma anche, per esempio, mediante la robotica di ultima generazione in chirurgia e la stampa 3D nella creazione di protesi ad hoc.

La formazione deve dunque fare la sua parte, con particolare attenzione allo sviluppo di nuove capacità all’interno delle strutture sanitarie pubbliche e private. La digitalizzazione, infatti, è sì leva per il miglioramento della produttività e della competitività, ma modifica inevitabilmente il lavoro delle persone. Le competenze digitali sono ora condizioni imprescindibili per tutto il personale sanitario, sia quello attualmente in organico sia quello in formazione. Fra i temi più urgenti, c’è senza dubbio quello della privacy: sanzioni salatissime sono previste dalla Comunità Europea alle strutture che non saranno in regola con il nuovo GDPR (General Data Protection Regulation), e c’è tempo solo fino al 25 maggio 2018 per adeguare le organizzazioni e formare il personale al rispetto della normativa. Ancora pochissimi in Italia, tuttavia, conoscono realmente i contenuti e le conseguenti sanzioni in caso di inadempienza. A tal proposito AICA (Associazione italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico) propone la certificazione “Privacy in sanità”, destinata a tutto il personale sanitario e amministrativo che opera nel SSN.

Il Regolamento europeo prevede che i dati sanitari possano essere usati solo per finalità connesse alla salute, al fine di soddisfare gli obiettivi di cura e di ricerca, nell’interesse sociale della collettività. Tutti gli operatori del sistema sanitario devono quindi comprendere che esercitare la professione sanitaria oggi vuol dire non solo curare le persone, ma prendersi anche cura dei loro dati, e che le due cose non sono più scindibili. Non possiamo, infatti, ignorare che i dati personali vengono trattati in sanità con strumenti tecnologici informatici, come il fascicolo sanitario elettronico (FSE), dispositivi elettronici, come i molteplici dispositivi medici, di comunicazione, come le varie applicazioni della telemedicina, di intelligenza artificiale, come i vari sistemi diagnostici. In un sistema sanitario sempre più dipendente dai dati personali, il pieno rispetto dei principi di protezione – tra i quali liceità, correttezza, trasparenza, esattezza, integrità e sicurezza – rappresenta ormai una condizione indispensabile per il corretto svolgimento della professione medica, come già espressamente previsto del Codice di deontologia medica, che ora diventa materia di controllo da parte del Garante della Privacy.

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