Hai mal di pancia e non ti va di andare dal medico di base? Sei un chirurgo plastico e vuoi accrescere la tua visibilità sul web? Ci pensano loro, i nuovi portali di compravendita sanitaria. Quelli che, troppo spesso e senza criteri validi, vengono definiti servizi di eHealth. Health in inglese significa salute e il prefisso e riguarda il mondo della comunicazione telematica.

Ma siamo davvero sicuri che possa esistere una salute elettronica? Che cosa differenzia i portali di domanda-offerta medica da Amazon o eBay? Anche (per ora) senza aste on line, si tratta pur sempre di shopping. Shopping sanitario.

Sono in molti, nel campo della medicina, a storcere il naso davanti a queste realtà: “Una regola sempre valida – raccontava qualche settimana fa una dottoressa nel corso di un’intervista – è che i veri professionisti non sono on line. Non hanno tempo per promuoversi, sono troppo impegnati a curare”. Vero? Falso? Chissà.

Forse la risposta sta nel mezzo.

Come per tutte le categorie professionali, rimanere fuori dalla rete è pericoloso. Blockbuster pensava di sopravvivere grazie alla fama, senza modernizzare la propria tecnologia con il digitale, e ha così firmato la sua rovina, scolpendo sì le parole vhs e dvd, ma sulla sua lapide.

Anche per i medici la reputazione digitale è importante. E anche per loro non averla equivale ad averne una cattiva. Sono finiti i tempi del dottore del villaggio. Il villaggio c’è, ma, per tirare in causa Marshall McLuhan, è globale. Anzi, glocale. E al chirurgo di Canicattì non basta essere stimato dalle famiglie del paese. Deve mostrare che cosa fa, quali casi ha affrontato e come può aiutare nuovi pazienti. Questo è richiesto alle nuove generazioni di medici: visibilità informatica e inserimento in una rete specializzata. Una rete credibile. Non il negozio on line.

Da queste convinzioni è nata inEquipe. Una piattaforma mobile ad uso esclusivo dei medici, per la condivisione della conoscenza e la crescita professionale.

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