Social media e medicina non sono più universi paralleli. L’utilità dei primi – naturalmente con
un uso responsabile e accorto – nell’esercizio della seconda è sempre più riconosciuto. Ne
parla, per esempio, il cardiologo Chadi Alraies, ricercatore al Heart and Vascular Institute del
Washington Hospital Center in un interessante intervento nell’ambito dell’EurPcr 2018, il
corso digitale internazionale in Interventi di medicina cardiovascolare. Secondo Alraies, i
social media possono essere utili in cardiologia per tre motivi fondamentali: la condivisione di
casi ed esperienze, la discussione di ricerche e metodi terapeutici e la collaborazione tra
professionisti. Alraies sottolinea inoltre la grande opportunità che essi offrono di imparare e
di condividere, per esempio usando hashtag specifici per trovare informazioni relative a
svariati settori della medicina e accedendo a riviste scientifiche e aggiornamenti. Il cardiologo
americano non nasconde tuttavia i rischi della “cardiologia social”: innanzitutto per l’accesso
immediato che milioni di persone hanno a informazioni non sempre attendibili, in secondo
luogo per la questione della privacy, che deve essere rispettata a tutti i gradi di utilizzo.
A centinaia di chilometri di distanza, InEquipe ha concentrato in un sistema flessibile le virtù
elencate dal Alraies, espugnando i rischi da lui paventati. Il team offre a società scientifiche e
aziende sanitarie la possibilità di disegnare ambienti personalizzati secondo le esigenze dei
singoli clienti, in ambito educational, ma anche di ricerca, con al centro la condivisione e la
discussione di casi clinici e l’accesso ad archivi del sapere sanitario. Dall’altro lato sono state
messe sul tavolo soluzioni efficaci per evitare le perplessità citate dal luminare americano: la
creazione di piattaforme dedicate a pool specifici di medici, a loro volta guidati da una società
scientifica o da un’azienda sanitaria, mantiene le potenzialità del web, levando però i rischi di
accesso indiscriminato a informazioni delicate e ripulendo la comunicazione attraverso filtri
di validità scientifica.

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