“Mi capita di utilizzare i social network per questioni professionali, ma solo e unicamente per cercare opportunità di lavoro, non per discutere di alcuna situazione in ambito medico. Ogni piattaforma ha un diverso profilo di sicurezza: Facebook, per esempio, è un canale di cui non mi fido a immettere dati sensibili, miei o di pazienti. L’aspetto che più mi preoccupa, infatti, è la tutela della privacy, sia per quanto riguarda la mia professione sia sullo stato di salute di chi curo. Allo stesso tempo, devo ammettere che la comunicazione con i colleghi in tempo reale è fondamentale e in questo i social network possono essere utili. La questione resta sempre il tipo di piattaforma di cui si parla. Deve garantire massima sicurezza. Sarebbe utile, per esempio, condividere casi clinici: è ormai assodato che la condivisione dei problemi ne favorisce la risoluzione e migliora le capacità di ciascun professionista. Nessun medico al giorno d’oggi può pensare di lavorare da solo, il lavoro in equipe multispecialistica è la quotidianità. È tuttavia impubblicabile, ovunque, tutto ciò che viola il codice etico e mette a rischio la tutela della privacy del paziente; per tale ragione ritengo che i gruppi Facebook non siano per nulla luoghi adatti per questo scambio di informazioni. E nemmeno Instagram è uno strumento in cui ho fiducia: può avere una buona resa a livello visivo, ma non è assolutamente adatto per le discussioni tra medici. L’unico mezzo che per ora ho utilizzato sono le chat di WhatsApp, anche se ammetto che alla lunga possono diventare fastidiose e dispersive. In generale, comunque, i social network attuali non hanno come obiettivo la condivisione specifica di informazioni mediche, di conseguenza non sono strumenti invitanti per tale obiettivo e non forniscono adeguata sicurezza per la tutela della privacy del professionista e del paziente. Allo stesso tempo, credo che le piattaforme di comunicazione online stiano cambiando e cambieranno il mondo della sanità e il modo di fare medicina. Da un lato, sono sempre di più i pazienti che cercano informazioni sul web e si approcciano a medici online (su siti specialistici), dall’altro, alcuni medici utilizzano nuovi strumenti come WhatsApp con i propri pazienti, con notevole risparmio di tempo e risorse per entrambi. Ovviamente tale utilizzo non può e non deve sostituire una visita di persona, ma in alcuni casi è estremamente utile.
Alla base di tutto, comunque, ci deve essere la consapevolezza che diritto alla privacy e condivisione del sapere ai fini della ricerca sono egualmente importanti e indivisibili: in medicina non può esistere condivisione di sapere senza tutela della privacy.
Serve una piattaforma che permetta ai medici di comunicare tra loro in maniera sicura e che consenta ai pazienti di interfacciarsi con i propri medici. Ci sono infatti molte situazioni nelle quali anche solo un messaggio è utile e sufficiente. Ad esempio: “Confermo l’appuntamento”; “Ho eseguito l’esame richiesto”; “Tutto bene oggi, continuo con le terapie che mi ha detto”; “Le ho mandato per email gli esami che mi ha richiesto”; “Ho bisogno che ci vediamo”… Per questi motivi alcuni medici utilizzano WhatsApp con i propri pazienti, magari con un numero dedicato: se tutto questo fosse inserito in un’unica piattaforma, con adeguata tutela della sicurezza, sarebbe molto meglio”.

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